Eventi

 

 

Descrizione Sintetica

NOME: Forte Serra la Croce (dalla località in cui sorge ovvero poggio Serra la Croce).

UBICAZIONE:  Curcuraci

ALTITUDINE:  270 m (sul livello del mare).

ORIENTAMENTO: 45° Nord- est

DISTANZA DALLA COSTA:  2000 m (in linea d’aria ed i base all’orientamento).

INIZIO LAVORI DI COSTRUZIONE: 17 agosto 1889.

COMPIMENTO LAVORI:  Aprile 1890.

COSTO DELL’OPERA: £ 329.670.

 

CARATTERISTICHE: Pianta tipica delle batterie Umbertine standard, trapezoidale e simmetrica, interrata frontalmente e lateralmente, fortificata posteriormente. Il fronte di gola si presenta con fossato, ponte levatoio e caponiera di protezione.

SETTORE DI CONTROLLO:  Versante tirrenico ed estremità settentrionale dello stretto.

ARMAMENTO ORIGINARIO:  4 bocche di fuoco in barbetta.

IMPIANTO TELEMETRICO: Telemetro verticale, mod.86 sistema Bracciolini.

SCOPO: Battere con tiro diretto l’antistante specchio d’acqua del mar Tirreno. Settore di tiro 120°. Da Torre Faro alla fiumara Tono.

FUNZIONE BELLICA: Batteria contraerea nella seconda guerra mondiale.

 

Sistema di movimentazione del montacarichi con elevatore meccanico a verricello per il trasporto dei proiettili di mortaio al livello delle postazioni in barbetta.

FUNZIONE POST BELLICA: Caserma e deposito munizioni.

PRESIDIO: 2 ufficiali e 130 uomini di truppa.

CAPACITA’ DI RICOVERO: 20 uomini nella batteria. 70 uomini nel baraccamento.

RISERVA D’ACQUA: Una cisterna con capacità complessiva di 100 metri cubi.

ANNO DI DISMISSIONE MILITARE:  1983.

ATTUALE STATO DI CONSERVAZIONE: E’ l’unico a possedere ancora le torrette telemetriche corazzate, gli elevatori con il sistema di sollevamento del montacarichi per portare in barbetta i proiettili e le lampade di illuminazione con supporto girevole annesse al sistema di ventilazione per lo scarico dei fumi.

 

PARTICOLARI ANCORA OGGI VISIBILI:

Fossato di gola.

Caponiera (a destra).

Ingresso centrale a ponte levatoio (funzionante).

Elevatori meccanici a verricello.

Sistema di illuminazione con supporto girevole.

Rampe centro laterali ad X  

Garitte.

Torrette telemetriche.

Sistema di illuminazione con supporto girevole per le lampade, con annesso sistema di ventilazione per il flusso dell’aria e lo scarico dei fumi.

INTRODUZIONE

La nostra città custodisce ancora oggi dei luoghi unici e caratteristici che appartengono al suo glorioso passato. Una testimonianza storica della quale, malgrado il degrado e l’abbandono sofferto negli ultimi decenni, possiamo  ancora andar fieri di poter conservare, veicolandone la promozione e diffondendone l’esistenza. La cultura della conservazione e della conoscenza del proprio territorio sono entrambi valori da tramandare con orgoglio alle nuove generazioni e verso le quali un legame inconfutabile segnerà la storia stessa della nostra esistenza.

Le bellezze paesaggistiche così come i patrimoni naturali che caratterizzano l’area dei monti peloritani in tutta la loro estensione, dalla fascia ionica a quella tirrenica, conservano ancora oggi dei luoghi dove è veramente bello poterci trascorrere almeno una intera giornata, all’aria aperta, finendo quasi sempre col restarne affascinati. Alle volte noi stessi sconosciamo l’esistenza di questi angoli di paradiso, spazi dove poter godere in piena libertà della generosità della natura, riappropriandoci di un patrimonio che ci appartiene e che merita sicuramente di essere maggiormente valorizzato. Immersi in questa estesa vegetazione, a pochi minuti dalla città (alcuni facilmente raggiungibili altri più addentrati e meno frequentati), sorgono i forti umbertini, 14 fortificazioni che la città negli ultimi anni sembra aver riscoperto come luoghi alternativi per incontri sociali, culturali, ricreativi e… culinari

Alcuni di questi infatti sono stati affidati a delle cooperative che in poco tempo sono riuscite a renderli fruibili ed ospitali, mettendoli a disposizioni di quanti volessero organizzare in questi spazi eventi aggregativi ed attività sociali. Un servizio lodevole a beneficio dell’intera collettività, svolto con passione e dedizione, nel rispetto dell’ambiente e soprattutto salvaguardando un patrimonio altrimenti abbandonato all’incuria ed alla indifferenza.

CENNI STORICI 

Lo Stretto di Messina ha sempre svolto nella storia un importantissimo ruolo essendo una via di comunicazione marittima per l'Oriente, per questo le sue coste sono state luogo di sviluppo di scambi culturali e commerciali. Questa sua funzione lo ha reso nel passato oggetto di invasioni e di atti di pirateria, quindi un'area d'instabilità. Per far fronte a questa situazione sono stati creati efficaci sistemi di avvistamento, a difesa delle popolazioni, di cui tutt'oggi vi è testimonianza, nonostante i terremoti, le guerre, e l'espansione disordinata dell'edilizia. La presenza di fortificazioni è tutt'oggi visibile e costituisce un patrimonio storico degno di una maggiore attenzione. Anche se troppo tardi si comincia a parlare di questi retaggi del passato (resti di imponenti muri o di forti) ed a valorizzarli. Forse potrà rimanere solo nel ricordo della memoria il ruolo dello Stretto di Messina, come luogo di importanti piazze d'armi, posti di frontiera, come tutta la Sicilia e la Calabria, tra il Cristianesimo e l'Islamismo, ma soprattutto come sede di centri commerciali e culturali per la civiltà, che hanno dato natali a tanti uomini e donne illustri che hanno dato il loro contribuito all'unità d'Italia e dell'Europa. Per questo le sponde dello stretto che accomunano la provincia di Reggio e di Messina sono ricche di una storia parallela da riscoprire, conoscere e far conoscere.

Panorama da Forte "Serra la Croce"

I FORTI UMBERTINI 

Ponte Levatoio

Interno ala destra

Su iniziativa del Generale Cavalli, i forti umbertini furono realizzati per il posizionamento dell'artiglieria e per consentire la difesa delle coste della Calabria e della Sicilia nord orientale negli ultimi decenni del sec. XIX .

Nello Stretto di Messina, lo Stato Maggiore del Regio Esercito Italiano determinò di costruire 24 fortezze edificate nel periodo compreso tra il 1882 ed il 1892; nel territorio messinese sorsero, così, ben 14 forti, chiamati anche "Batterie", tutti orientati verso il mare per il costante controllo dello Stretto.

Da sud a nord nel territorio comunale, i forti furono costruiti, per esigenze strategiche, sui punti più panoramici, lasciando scoperta solo l'area urbana perché salvaguardata da precedenti strutture difensive come Forte Gonzaga, Castellaccio e la Cittadella , che, per la sua posizione, faceva da scudo a Messina. L'edificazione di queste fortezze permise anche la realizzazione di una rete viaria per il loro collegamento, eseguita dal Genio Militare e che, ancora oggi, permette di attraversare posti altrimenti irraggiungibili. La più importante è quella che va dal crinale di Capo Peloro a Piano Margi, attraversando Forte Spuria, Faro Superiore, Castanea, colle Sarrizzo, Dinnammare, e, da qui, a Piano Margi, attraverso strade più scoscese e difficili ma che danno la possibilità di conoscere le parti più belle e panoramiche dei nostri monti. Fra tutti i villaggi sedi dei Forti Umbertini, Curcuraci ha una rilevanza storica particolare; nel suo territorio, infatti, sono ubicate ben quattro batterie: la "Serra la Croce"; la "Masotto"; la "Menaia" o "Forte Crispi", e, la più antica, del "Campo Inglese" che, vista la sua particolare posizione, è stata sempre scelta come luogo di osservazione e controllo dei movimenti nel Mare Tirreno e nello Stretto di Messina. Dalle colline di Curcuraci fu dato l'allarme a Messina, nel cui porto si trovavano le navi romane di Caio Duilio, sulla presenza delle navi cartaginesi durante la prima guerra punica (246 a.c.). Inoltre, la zona, fin dall'antichità si chiamava "Piano dei Campi ", dove si faceva il "campo" per le esercitazioni militari. L'architettura dei Forti Umbertini fu molto condizionata da esigenze strategiche e militari, che imponevano precise scelte urbanistiche come gli ingressi ubicati a sud-ovest e le batterie orientate a nord-est, con i terrapieni rivolti verso il mare. I materiali usati per la costruzione dei Forti furono: la pietra calcarea locale e i mattoni in blocchi di basalto, mentre tutte le rifiniture furono realizzate con pietra lavica e mattoni d'argilla. Questo formidabile apparato difensivo non corrispose, nella realtà, al completo utilizzo che si sperava; tutto il loro uso fu limitato, in sporadiche occasioni, durante la prima guerra mondiale, e, in seguito, come sedi di postazioni antiaeree nel secondo conflitto mondiale.

 

BATTERIA "SERRA LA CROCE"

La batteria  Serra la croce sorge sulle colline all’estremità nord della città, è l’unica opera orientata a nord est a controllo del tratto tirrenico da Capo Calavà sino a Punta Faro. 

La fortificazione, ubicata nel villaggio di Curcuraci, è in posizione nettamente più bassa (oltre 100 Mt) rispetto al forte Masotto che ne controlla il fronte di gola. L’ambiente circostante è molto bello e suggestivo, ma soprattutto incontaminato e salubre. La struttura è molto ben conservata, una delle più integre in assoluto nonostante sia rimasta in stato di abbandono per oltre un decennio.

Per giungere alla batteria è necessario percorrere la vecchia carrareccia militare sterrata lunga circa 200 metri. Da poggio Serra la croce si può arrivare a piedi o con il fuoristrada, percorrendo  un breve sentiero, al sottostante villaggio di Faro Superiore. 

Una volta entrati nell’area del forte, subito sulla destra vi sono il vecchio corpo di guardia, gli alloggi dei militari (oggi interamente restaurati dai concessionari e destinati a refettorio e foresteria) e una vecchia cisterna in muratura.  

L’ingresso è preceduto dall’immancabile vasta spianata circostante il fronte di gola dell’opera. Il forte Serra la croce ha la pianta tipica delle batterie Umbertine standard, cioè trapezoidale e simmetrica (come la maggior parte delle altre opere ridotte e compatte, la struttura si presenta interrata frontalmente e lateralmente, fortificata posteriormente, con l’ingresso centrale a ponte levatoio (funzionate), il fossato (in terra ben conservato) e la caponiera posizionata nella parte destra. Somiglia molto ai forti, S. Jachiddu, Giulitta/Schiaffino, Monte Gallo/Cavalli, Minaia/Crispi e Mangialupi (questi ultimi due ridotti a rudere).

Ancora oggi l’opera è dotata sia degli elevatori o montacarichi, sia delle torrette telemetriche corazzate, accessori che solo qui è possibile vedere in quanto introvabili nelle restanti fortificazioni Umbertine. All’interno a pianoterra vi è anche una cartina geografica Italiana dell’epoca dipinta a mano (andrebbe restaurata). Fino a circa 15 anni fa era anche installata la pompa circolare manuale che aspirava l’acqua dalle cisterne interrate e la pompava nelle tubature (il sistema è perfettamente funzionante). Purtroppo essa è stata trafugata insieme a numerose porte e finestre originali, molte delle quali sono andate distrutte.

Caponiera

Cisterna Acqua

Vista dall'alto

Il forte Serra la croce come gli altri è stato in più periodi soggetto a lavori che ne hanno cambiato l’originaria funzione; è tra le opere in cui non sono più visibili le piazzole di artiglieria, ripianate con piastrellatura che ha ricoperto sia l'originario piano di calpestio, sia i tratti superiori delle due rampe. 

E’ chiaro che l’intera opera, una volta esaurita la funzione bellica come postazione contraerea nell’ultima guerra mondiale, e non più concepita come opera difensiva, è stata riadattata nel tempo a caserma e deposito munizioni. Si possono ancora notare i segni lasciati dalla griglia parafulmine che fino a qualche anno fa si estendeva sulla struttura.

Nel complesso l’opera è perfetta e straordinariamente integra, ciò è dovuto al fatto che essa sia stata abbandonata dalle FF. AA. soltanto nel 1983, un periodo non troppo lontano ma sufficiente ad evitarne almeno in parte il saccheggio e la distruzione.

Su una piccola cresta accanto alla fortificazione sorge un’ osservatorio di batteria costiera, che testimonia come quest’area sia stata probabile sede di artiglierie doppio compito durante il secondo conflitto mondiale.

 

UNIFORMI MILITARI

del REGIO ESERCITO ITALIANO

 

Dal 1880 al 1918

Regio Esercito Italiano 1880: fanteria in parata - Inc.Sollner, dis. Bistulfi - Editore: Zum Kutschenbauer (CH)

 

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